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Selfie e Arte Moderna

Come farsi la foto stia diventando un arte


Selfie e Arte Moderna

Farsi una foto davanti alla Torre di Pisa non è certo una novità. Generazioni di turisti a Pisa hanno attraversato quel “prato dei miracoli” e, da sempre, hanno conservato di quella rapida passeggiata le istantanee scattate al cospetto di una “torre pendente” fuori scala, sostenuta, accarezzata, e perfino abbracciata. Un unico scatto fotografico, un selfie, condensa ritratto e monumento, o meglio per essere più precisi, ritratto e “torre” e, per un curioso effetto di prospettiva, suggerisce improbabili confronti ed esibizioni.

Più in generale le città, monumenti, opere d’arte e architetture più o meno famose si offrono come impressionante scenografia dove il tempo della visita si consuma in pochi gesti: inquadrare, scattare, postare. Si tratta, con tutta evidenza, di un momento transitorio, effimero: il momento della condivisione, della comunicazione prevale, diventa parte essenziale di una nuova modalità di trasferire lo sguardo in una lontananza per quanto vicini possano essere gli oggetti del nostro guardare. Una nuova pratica del ricordo si afferma: l’immagine non è più conservato nell’album di famiglia ma immagazzinato nella memoria del proprio smartphone e poi diffuso attraverso i canali del web, da Facebook a Instagram, con i loro milioni di utenti. Non più quindi un album di memoria personale ma piuttosto spazio immateriale condiviso: i selfie, rendono attuale il desiderio di creare immagini di sé stessi; ciò che cambia è l’unicità dell’immagine sia essa la propria o il ritratto della compagna o del compagno, o ancora l’istantanea di gruppo, resa ormai frammento non più duraturo ma travolto nell’ininterrotto flusso dei canali digitali e dei social.

post 2019 Matteoni selfie per strada

Il selfie si afferma, quindi, come una nuova pratica in cui lo spettatore può diventare parte integrante dell’opera d’arte con un ruolo di protagonista. La condivisione sui social media assume un ruolo determinante nel successo di grandi architetture, di nuovi luoghi urbani, di sculture monumentali, dell’arredo di un bar, della suite di un raffinato hotel e perfino dei musei di nuova concezione.

Una Guida al design di Instagram, recentemente pubblicata, elenca quelle modalità visuali, quelle particolarità che spingono alla condivisione sui social media e incitano i visitatori, nel caso specifico gli ospiti di hotel o di ristoranti, ad entrare con i propri selfie nella vita di Instagram. Un requisito diventa assolutamente imprescindibile: l’opera deve essere fotogenica, deve suscitare un senso visivo di stupore, divertimento e creatività, deve saper porgere momenti “instagrammabili”.

“Instagrammabile” è il Vessel, la torre svasata costruita dal designer inglese Thomas Heatherwick, nel cuore di Hudson Yards a New York che, si sviluppa per 15 piani in un labirinto di 154 scale senza una precisa meta: la sua funzione si sostanzia nel suo essere icona mediatica, si impone come un palcoscenico di sguardi che coinvolgono gli spettatori e il paesaggio di New York, visioni immediatamente postabili. E gli esempi si possono moltiplicare: concepito come “istagrammabile” è il New Korean Garden progettato per il concorso Seoul MARU 2019 Design Competition che reinterpreta il giardino tradizionale coreano creando un paesaggio da sogno all’interno della città con forme morbide sagomate in plastiche riciclabili e piene d’aria.
Poco importa il valore estetico dell’opera, la sua storia, la sua funzione, in tale gioco di sguardi ciò che si afferma è la rapidità della comunicazione, il nostro desiderio di essere sintonizzati con una rete virtuale di spettatori.

post 2019 Matteoni selfie coppia

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